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02/06/10

Commenti

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Pim

No, eh, ci mancherebbe... :-)
Però è vero: ci s'inviluppa spesso in giri di parole sempre più confusi e artificiosi quando basterebbe chiamare ogni cosa con il proprio, semplice, nome. E la toilette è l'unico posto dove siamo veramente tutti uguali.

Ciao Irene, un abbraccio.
Pim

Silvia GM

Ma pensa té che fantasia! Riesci a scrivere di un argomento “imbarazzante” (quanto normalmente umano) in modo ironico, intorno al quale ci metti in grado di porvi sopra delle ri-flessioni.
Hai ragione però sul precisare: = quante volte ci infiliamo involontariamente in un vortice senza uscita per riparare ad un vocabolo non proprio appropriato o con un senso a doppio senso ingarbugliandoci ancora di più =. Ed ancora, esattamente come confermi, quanti modi diversi ci sono per esprimere lo stesso pensiero in maniera raffinata, signorile, scurrile, ‘terra terra…’.
A volte dipende come ci gira la giornata, se abbiamo voglia di impegnarci al meglio, se siamo costretti ad un uso correttissimo e ricercato di pensiero, o se possiamo rilassarci !
A parte le necessità impellenti – improrogabili di raggiungere al più presto ‘quel luogo’, a volte esso può essere usato come ottima scusa per defilarsi un attimo da situazioni a prova di nervi. Ad esempio. Io ricordo che quando ero piccola ( fra i 3 e circa 6 anni) quando s’andava a casa di qualcuno. Io per timidezza e per curiosità, dopo un lasso di tempo ragionevole e sopportabile, (rapportato a quei miei 3/ 6 anni) chiedevo di andare in bagno… Magari poi mica mi scappava veramente di fare plin…plin… : era la curiosità di vedere il bagno. Adoravo i bagni. E poi era un modo per distogliere l’attenzione, o per interrompere un attimo discorsi ‘pallosi’ !
E vuoi mettere nei film d’azione, polizieschi, di mafia… dove ci scappa quasi sempre il morto? O da dove fuggono i braccati? Conosco gente che tiene un periodico di parole crociate lì… quando deve ritirarsi in santa pace. E quando ero ragazzina, (intorno alla scuole medie), quando andavo a casa della mia amica del cuore, ci si rifugiava in bagno a chiacchierare… un bel bagno con piastrelle blu e verdi : cielo e mare.
P.s. - pensierino sul W.C. / TOILETTES pubblici : perché in Italia esistono solo in quantità minime nascosti ed introvabili? Così nel caso di… bisogno,dopo ore che si gira turisticando per la città o il paese,
si è costretti a ricorrere ai bar ecc.. ec… In Francia ( ad esempio) in ogni anche più piccolo paesello turistico e non , ve n’è ubicato almeno uno, se non due … o tre comodi, visibili.
Magari ci metti dentro 20 o 40 centesimi di euro, ma ci sono .
P.s. – Impossibile mandarti a------ sei troppo simpatica.


umberto novara

Silvia, al termine della sua piacevole 'riflessione'
(che vale per entrambi i generi umani) tocca un problema serio: nelle città,soprattutto quelle 'grandi', manca proprio un 'servizio' pubblico indispensabile, per non pochi. Portiamo a passeggio ,giustamente, i nostri cagnolini (io non ne ho) dovendo per legge tenere presso di noi,l'armamentario richiesto. E chi pensa agli amici umani (direbbe Stoppa di striscia la notizia) Si delega ai baristi,colpevoli di offrire analcolici,bibite,o il classico bicchiere d'acqua.
Ricordo che nella Versailles dei Grandi di Francia, a partire dal '6oo, non c'erano servizi...; chi vi arrivava ( così almeno ci è tramandato ) sentiva un profumino...E' forse per questo che divennero poi maestri di profumeria? (Almeno si sa che le donne si lavavano poco, ed il prof. dermatologo che parlava alla T V un giorno di mia lontana memoria,diceva che avevano una pelle bellissima. Ma sempre quintali di profumo).

umberto novara

P.S. Ricordo che : non sono così vecchio, ma qualche libro non ha taciuto sull'argomento,neppure Quark,Ulisse...

demata

Non sapevo che Antonio Cracas si fosse autosospeso e me ne dispiace moltissimo.
Penso anche che abbia ragione.

Ad ogni modo questa è la classifica dei blog di questo mese.

http://minimamoralia.blog.lastampa.it/minima_moralia/2010/06/wikio-ed-i-blogger-di-la-stampa.html

Ciao

Silvia GM

@ DEMATA. Sono andata a curiosare come indicato… Se non le sembro inopportuna le esprimo un pensiero personale. Innanzitutto c’è mancato poco che mi facessi una figuraccia: la credevo un fiocchetto rosa, invece cliccando su Demata mi pare di veder comparire un Antonio prima; quindi deduco che l’altro sia il cognome e lei è invece un fiocchetto azzurro. Il problema mio sarebbe scriverle immaginando di comunicare con una donna! Sigh.
Sicuramente saranno interessanti le classifiche, però sarebbe curioso sapere quanti sono i lettori (scriventi) ai quali del numerino in ordine decrescente della classifica può o meno importare.
Credo sia più simpatico e consolante avere magari pochi ma buoni affezionati (quanto invisibili)
uomini e donne con cui comunicare. Se poi questi si appassionano anche piacevolmente ai “dialoghi” ed agli scambi di pensiero… meglio. Il tutto per riassumere: va bene la classifica
ma ciò che conta credo sia la spontaneità, le affinità di pensiero, il poter imparare qualcosa
o illuminarsi grazie agli scritti di altre persone. Come ritrovarsi seduti in un simbolico salotto o giardino a chiacchierare piacevolmente di vari argomenti. A mio modesto parere.
Sarebbe interessante poterli leggere tutti, o molti più, da parte mia, i blog…. qui in elenco. Purtroppo mi è impossibile. Personalmente saltello qui e là, e mi soffermo, fra… 3 a massimo 4 quando posso. Confesso di non esserci mai andata sul suo.. ma ora che l’ho aperto per curiosare ho già trovato una frase che mi “acchiappa”, questa:
*** Nulla eguaglia, però, l'effetto di un' Inclinazione o di un Destino e questo è il Karma. ***
Magari un giorno torno a curiosare con più calma… e verrò a ‘rompere’ le scatole pure a lei.
Cordialissimi saluti. Silvia GM

Silvia GM

@ UMBERTO NOVARA
Eh… direi che la sua riflessione ci porta indietro nel tempo ed è molto interessante.
Nel periodo da lei nominato mi sa che … facevamo abbondante uso dei profumi
anche altri Stati, a cominciare dall’Italia! Chissà perché mi viene subito in mente
Venezia? Io mi immagino gli abiti, dell’epoca, stare in piedi da soli, e non certo che l’uso dell’apretto nel momento della stiratura, ma perché abbastanza lerci… in mezzo a pizzi e merletti. Senza osare immaginare cosa saltasse fuori al di sotto delle parrucche.
Posso credere ( e l’ho visto credo un qualche servizio in TV) che la pelle fosse così
ben protetta dal naturale accumularsi di strati naturali di elementi naturali.
Simpatica la sua riflessione. Ci sarebbe da aprire un dibattito… immaginando che non avevano ancora inventato le fognature!! Agli amici animali non avevo fatto collegamento. Pensare che sul marciapiede davanti a casa i ricordi- non raccolti- da parte dei detentori di cani, in questo caso, li ritrovo quasi giornalmente. Con simpatia. La stessa Silvia di prima.

irenespagnuolo

Grazie a tutti....per avermi risparmiato un invito ad accomodarmi in toilette!!!
Effettivamente ricordo che da piccola a Novara c'erano i Vespasiani...qualcuno ne ha memoria? Poi per ragioni di spesa e pulizia, credo, sono stati rimossi. Forse creavano problemi effettivamente in quanto richiedevano continui controlli e interventi di igienizzazione...però ora davvero le città sono prive di posti pubblici per i comuni e umanissimi bisogni, accidenti :)

Hai ragione Silvia...spesso è un modo per defilarsi o un luogo di relax. Anch'io mi ci infilavo a chiacchierare con le amiche.....!!!

Irene

irenespagnuolo

Grazie per la citazione e per i complimenti demata, davvero molto gentile!
Io sapevo di Antonio Cracas. Mi è spiaciuto moltissimo. Spero che continui almeno a leggerci, da parte mia cercherò di non perdere del tutto i contatti almeno via e mail...

Irene

ivo

E' tutto sommato un bel blog, un saluto a tutti.

irenespagnuolo

Gentilissimo, Ivo! Grazie, un caro saluto anche a te
Irene

stelladineve

Irene, è successo ieri sera, tra Asti e Alessandria... il signore seduto di fronte a me dice "Scusi, può guardarmi la borsa? devo andare a fare pipì..."

umberto novara

NON SEMBRI IRRIVERENTE o STRANO questo mio intervento; essendo inesperto del mondo dell'informatica ho perso decine e decine di minuti per cercare di comunicare con IRENE su una "pagina" più adatta al tema. Ritengo importante,visto la sensibilità,intelligenza,maturità della 'titolare' del blog e dei suoi lettori, aprire una riflessione sulla vicenda di Laura Antonelli. Per non dilungarmi, mi limito a dire che sono sempre stato 'colpito' da una certa realtà ( e vorrei aggiungere un altro nome: Dalila di Lazzaro): donne che che, al di là della superficie...(avete capito) mostravano una sensibilità molto profonda,un mondo interiore soffocato da una certa stupidità di noi uomini,quel mondo contro cui si è accanita la violenza della sofferenza,del dolore. Non posso credere che la Antonelli ( della quale ho mpresso l'immagine di un corpo quasi deformato) giunga a dire che la vita non le interessa più. Come uomo mi sento quasi responsabile. Scusate;cosa ne pensate, cosa ne pensa Irene?

ivo

Penso che tanta sensibilità potrebbe anche essere usata verso persone che sin dalla nascita hanno avuto solo sfortuna...Laura ha avuto molto, mi dispiace che ora sia in difficoltà al pari di chiunque altro che dalla vita ha avuto ottime chances e meno di quelli cui accennavo prima. Non me ne voglia, ma se vuole commuoversi vada magari a farsi una passeggiata in un istituto tipo l'Eugenio Medea di Bosisio Parini...
Buona serata.

umberto novara

Gent.le Ivo, grazie per essere intervenuto per primo ( mi auguro che seguiranno altri). Sinceramente mi aspettavo/aspetto che si sottolinei quanto è più evidente ed immediato: bellezza,successo,soldi...ecc.ecc. ,mentre tanti altri:povertà,incomprensione,malattia. Ma forse si può fare uno sforzo,e rimanere sul nostro tema; il problema rimane. Il problema è: quando una persona (donna,in questo caso) è bella,sensuale,ecc. NOI ...,quando come Giobbe, è ricoperta da piaghe, NOI ... quasi non la riteniamo più persona. CON FRANCHEZZA: non voglio commuovermi, o commuovere ( tra l'altro sono anni che ci rifletto,non da ieri, a seguito della notizia); IL PROBLEMA SIAMO NOI(possiamo anche Noi avere,dentro,nel nostro spirito,una deformità; e non è moralismo,lo dico con coraggio). ...continua...

umberto novara

Il problema che pongo nasce anche da una esperienza. Nel rapporto con gli altri dobbiamo recuperare la capacità di "vedere dentro" quello che una persona è. Ci sono,forse vari modi.Uno è il livello della razionalità, attraverso il linguaggio (comunivcazione verbale). Io, da solo un mesetto, utilizzo l'occasione dei blog. Non conosco chi scrive (Irene,Amanda,Dragor...),non conosco chi interviene. Che 'aspetto' avranno, che carattere...ecc.ecc.; le loro parole,riflessioni,sentimenti...se c'è uno sforzo di 'attenzione' da parte mia, mi rivelano ciò che conta... Il mondo virtuale: dipende dal nostro utilizzo.

Silvia GM

@ IVO - &… UMBERTO
@IVO. Mi sono soffermata, e sono andata a sbirciare on line, sul luogo da te nominato. Bosisio Parini (quella che era in prov. di Como), ed aveva (anni intorno al 1975) una famosa scuola per ortofrenica. Di Bosisio P. (oggi in prov. di Lecco) non conoscevo l’esistenza (sempre riferito a quegli anni) di un centro così specializzato. Condivido con te un pensiero: se si entra a fare “un giro” in un luogo simile, il senso della vita quotidiana si ribalta e i veri problemi cambiano di priorità indubbiamente. Ho riflettuto sul tuo post e quello del sig. Umberto, circa le le opportunità che la vita ci regala… o meno. Ho ragionato su un punto : per una persona che nasce con problemi cerebrali (ad esempio) poi la vita “normale” è quella. Intendo dire sarà sempre un individuo non autosufficiente e la prassi, la routine è, e sarà, quella di avere sempre accanto una familiare, un conoscente, una persona facente parte di una struttura specializzata, accanto che lo accompagna e lo aiuta. Non si pone il problema di pensare ai termini *dignità* *disabilità* *incapacità* a svolgere determinati movimenti ec… . E le persone familiari, parenti ed amici ameranno incondizionatamente il loro caro /la loro cara così com’è e per tutta quella quantità d’amore che, egli od ella, è in grado di donare nel suo mondo particolare.

Silvia GM

@ UMBERTO. E’ molto profondo questo tuo pensiero :
** Nel rapporto con gli altri dobbiamo recuperare la capacità di "vedere dentro" quello che una persona è.**
Mi piace la tua riflessione sul fatto che noi, noi quelli che scriviamo e leggiamo, e poi la signorina Irene “padrona di casa”, non ci conosciamo di persona. Scritto così è come dire: siamo ‘ personaggi ‘ che digitano su una tastiera di un computer, i quali vivono a distanza di chissà quanti km. gli uni dagli altri… Possiamo solo esserci più o meno simpatici; o magari trovarci in armonia e condividere ciò che leggiamo; cerchiamo di immaginare le persone “nascoste” dietro lo schermo di un computer. Abbiamo la facoltà di pensare che gli altri sono più e meno sensibili, in base a come o cosa scrivono. A me, ad esempio, viene difficile = dare del tu = quando so di comunicare con un signore….; ma non per snobismo, solo perché appartengo alla generazione in cui il tu pare irriverente rivolto a persone che immagini con qualche anno in più o magari laureate… o comunque appartenenti ad un minimo di gradino superiore al proprio… In effetti, con il tu, in qualità di sconosciuti internauti, si abbattono le barriere…. Cioè le differenze di sesso, età anagrafica, condizioni sociali…. ecc… e dovrebbe essere più facile esprimersi, mantenendo sempre un tono rispettoso, e rispettabile. Hai scritto bene : il mondo virtuale dipende dal ns. utilizzo.
Tornando al tuo discorso:
** IL PROBLEMA SIAMO NOI(possiamo anche Noi avere,dentro,nel nostro spirito,una deformità; e non è moralismo,lo dico con coraggio). ..***
Una persona la quale viene al mondo “normale” in grado di arrivare alla maturità in maniera autosufficiente al 100%; mettiamoci anche che abbia al fortuna di essere bellissima, avere talento, quoziente di intelligenza in abbondanza… Può accadere che, per un motivo tipo incidente, oppure malattia degenerativa ec… si ritrovi improvvisamente, senza averlo certo chiesto, e meno ancora programmato, disabile più e meno grave.Oppure, senza andare nel troppo drammatico, la sua bellezza si devasti inesorabilmente e ne cambi l’aspetto. O peggio ritrovarsi a NON essere più autosufficiente in un parte del corpo; però cosciente di tutto quanto gli accadendo. Io definisco questi casi : dignità persa. Se poi il problema parte da una menomazione, cioè da un ‘interruzione’ dei comandi del cervello e non più recuperabile? Quale forza interiore immensa sarà necessaria per cercare di superare quello stato? Quanti sforzi (e fede) saranno necessari per accettare e reinventarsi una nuova vita alla ricerca di stabilire quanta % di corpo si può sfruttare o rimettere in attività? Ma quanta altra % dovrà adattarsi ad avere bisogno degli altri ? Forse il mio senso del discorso è un po’ ingarbugliato. Ma spero di aver centrato lo spunto offerto dal sig. Umberto sull’argomento. Credo che per una persona una cosa difficile è accettarsi (e farsi accettare) con i propri limiti ( e ce li metto dentro tutti) .
Cordialissimi saluti a tutti e sereno fine settimana.

irenespagnuolo

Umberto...grazie, innanzi tutto. Per aver ritenuto questo blog lo spazio dove poter introdurre discorsi come quello, enorme, sul quale ci inviti a riflettere. Ecco, questo a me arriva come una tua speciale capacità di "vedere dentro"...perchè io, proprio come te, ho sempre pensato molto a quello che scrivi. Mi trovi d'accordo. Temo purtroppo che il nostro tempo abbia travolto un po' la dignità della vita. Siamo spesso superficiali, impauriti, persi dietro chissà quali schemi o corse. Non guardiamo gli occhi, le lacrime, i sorrisi, le anime delle persone che incontriamo. Etichettiamo con frettolosa "cattiveria". E stentiamo a cogliere il valore delle "diversità".
Mi piace sperare che molte persone si fermino qui anche solo un momento a meditarci su :)

Capisco perfettamente l'intervento di Ivo a proposito della Antonelli. In effetti proprio un vecchio amico mi diceva...chissà se aveva tanta umanità con tutti, anche quelli in difficoltà, quando era bella e in carriera!
Lo so, spesso accade proprio questo. Che la frenesia dei periodo d'oro renda brutti dentro...e che poi quando cadi ti ritrovi solo e disperato...
Non so se è il caso dell'attrice, per carità.
Mi duole sapere che versa in grave disagio. Mi dispiace ovviamente ancora di più per chi non ha mai avuto le sue opportunità!

Però mi chiedo: non è che il destino talvolta elargisce per poi mettere alla prova e presentare il conto?

Mi auguro di leggere il parere di molti altri...

Buona giornata a tutti!
Ciao Silvia, grazie di cuore per tutte le importanti osservazioni che condividi qui con me e con tutti. Sei sempre attenta e sensibile :)

Irene

umberto novara

Ieri sono intervenuto d'impulso (vedete l'ora:21,52,quando io sono sempre già a letto,nel sonno;il mattino mi alzo sempre presto,alle 6,00): desiseravo comunicare con Irene e chiederle uno dei suoi "pezzi" così belli...
Avevo un senso di angoscia:una donna che,per la sua sensualità,era oggetto-soggetto di mercificazione...ora nella giusta dimensione di "vera persona". Per caso, oggi, le lettere al direttore di La Stampa propongono lo stresso tema. Le lettere hanno praticamente tutte la stessa sottolineatura; su questo blog trovo, in chi interviene,un altro mondo.Non conoscevo la lettera di Lino Banfi (solo notizie da T.V.) L'ho letta ( trovata su sito internet,facile da individuare).Continuo a pensare alle parole:"...Tanti hanno abusato della mia bontà,forse anche della mia fragilità e dicono che non sono capace di intendere e volere...vorrei vivere dignitosamente". Tutti commettiamo errori nella nostra vita,e forse quello più grave : ritenere di non fare errori. Uno dei più ricorrenti,secondo me,(mondo dei vip,della politica...) è lo sperpero del denaro...non vedendo chi ci è vicino e soffre (soprattutto la povertà-solitudine).Una barriera è quella incapacità di amare in modo autentico...e un giorno... (..."vengono rimessi i molti errori, poichè ha molto amato-agape
l'amore profondo.Luca 7,47).Quel "VIVERE DIGNITOSAMENTE" non lo interpreto tanto a livello economico.

irenespagnuolo

Si Umberto...credo che la dignità sia molto più di una questione economica, hai perfettamente ragione.

ivo

No, Silvia, il punto è che un bambino disabile ha anche i genitori. Oltre al disabile che se riesce a rendersi conto delle sue limitazioni avrà una vita più o meno infernale, per i suoi genitori i motivi di depressione di una Antonelli sono quanto meno leggeri. Dici: ""E le persone familiari, parenti ed amici ameranno incondizionatamente il loro caro /la loro cara così com’è e per tutta quella quantità d’amore che, egli od ella, è in grado di donare nel suo mondo particolare"". Ci aggiungo: usando antidepressivi a gogò per poter dare una mano a questi non potendo permettersi una crisi come quella in questione per il bene dei loro cari, poichè se affondo io affonda anche mio figlio. Sorvolando sul fatto che tutte le aspettative canoniche di una vita di quando uno decide di farsi una famiglia sono andate a ramengo, ed anzichè sognare di trovarti un giorno a cullare nipoti ti trovi a sperare che qualcuno abbia cura di tuo figlio quando non ci sarai più.
Va bè, scusate l'aria drammatica,
buona serata.

Silvia GM

@ IVO
Capisco benissimo ed hai perfettamente ragione su quanto hai qui sopra scritto. Non avevo pensato
alla faccenda vista da questo punto, e mi permetto di aggiungere:
lo stesso discorso vale per i familiari –figli- quando hanno uno od entrambi i genitori, in età più longeva, ma non ancora tantissimo anziani. Una malattia ne ha “decimato” il corpo e la mente;
non è più in grado di essere autosufficiente neppure nel minimo della dignità (e non mi riferisco a quella materiale). E la vita di un figlio(figlia) ruota solo più, per anni ed anni ed anni, intorno
al bisogno di aiuto del , o dei, genitore/i. Esattamente come nel caso opposto che ben descrivi.
Non sai quando arriverà la parola fine. Ti senti in colpa perché non hai la forza di affrontare con una mentalità diversa la situazione; come se la serenità necessaria per vivere il quotidiano che non si può cambiare, venga a mancare o sia già mancata da un pezzo. Sono venute meno le forze fisiche e mentali per quella infinità di tempo vissuto così: forse più sul più rassegnato che nella speranza o nella fede, qualunque fede (non importa in quale religione) per non affondare.
E tutti chiedono : ma come sta tuo (figlio-padre.-madre---)…. ?
E pochi pensano alla salute dei genitori, o figli, o parenti della persona bisognosa. La peggiore disgrazia è immaginare il futuro, esattamente come scrivi nel caso di un figlio, quando non ci saranno più i genitori a prendersene cura. Io conosco persone che hanno vissuto e vivono casi simili. Proprio come la filosofia induista ci racconta: ** quando pensi di non farcela, o non vedi la luce nel futuro, non temere le cose si “aggiustano” da sole. Accadrà qualcosa di inaspettato per il quale tante angosce svaniranno **. Tutti i tasselli sparpagliati per i quali non vedi il collocamento
Giusto… andranno a posto, o la vita offrirà le opportunità per “illuminarci” al fine di trovare le soluzioni; se non addirittura “le soluzioni” ci verranno incontro quando meno ce lo aspettiamo.
Te lo scrivo per esperienza su quanto ho visto e su quanto a volte m’è accaduto. Sono solo parole le mie ma spero di poterti regalare un attimo di serenità. Con stima.

irenespagnuolo

Eh lo so, Ivo...non è così facile "l'amore" quando la vita è durissima. Resistere accanto a un familiare malato che in qualche modo detta la scaletta delle nostre speranze, della nostra stanchezza, delle nostre paure è come navigare senza bussola in pieno maremoto. Con tutti i limiti, la tristezza, la rabbia di quel pensiero fisso...
Qualche volta ho scritto di quella forma di depressione che si dice "comoda", figlia del benessere in qualche modo o del privilegio di potersi abbandonare ai propri smarrimenti...
Per chi non può permettersi certe "crisi" il destino è doppiamente tiranno. Ci chiede veramente molto, moltissimo. E, tra l'altro, ci lascia spesso in balia dell'incomprensione altrui.
Parlo con "cognizione di causa", Ivo.

Ecco, mi auguro che la filosofia induista, cui bene accenna Silvia, ci venga in soccorso!

Un abbraccio
Irene

umberto novara

So di essere 'invadente',ma è fondamentale che la nostra riflessione non si areni ad un punto morto. L'esperienza del dolore è quella più devastante che ci possa essere, chi l'ha sperimentata l'ha proprio vissuta in questi termini; chi la sta vivendo ( forse qualcuno che ora legge) ha bisogno almeno che altri comprenda. Io ho davanti questi quadri: * la disperazione (anni fa l'ho provata: non c'è via d'uscita su come intervenire; l'ho riprovata anni dopo davanti ad un congiunto in coma da mesi)** il senso d'ingiustizia: perchè capita proprio a me...(penso ai genitori di quel oramai giovanotto,della stessa età di mia figlia-sana, diverso dagli altri,a causa di malattia genetica devastante...)*** la morte dell'anima,cioè l'ansia, che ci proietta verso il futuro (come già detto: e quando non ci sarò più io, chi ci penserà...)**** il venir meno delle forze (fisiche e dell'anima: la depressione,che so cos'è)*****il "percepire" che gli altri non capiscono...
****** il temere di non fare tutto il possibile.
QUANDO TALE ESPERIENZA E' TERMINATA la si rivive nel ricordo, ma con una sensazione 'particolare': c'è un certo sollievo,si vedono altre persone in condizioni simili a quelle che abbiamo vissuto anche noi, quasi si percepisce che ( terribile a dirsi,ma tale percezione è così) è giusto che anche altri provino...perchè allora noi eravamo soli,non ci capivano.
Se quanto scrivo è vero ( voi avete la vostra opinione,in base alla vostra esperienza) è qui che scatta la molla di tutto il discorso,come ho invitato a riflettere: l'altro che soffre siamo portati a GIUDICARLO ( era bello,ricco,fortunato..ed ora cosa veniamo a dire). CON TUTTA FRANCHEZZA lo ritengo un errore ( non ci sono "graduatorie" nella sofferenza, e penso vhe Ivo sbagli,vittima di quel dolore insopportabile:"...i motivi di depressione di una Antonelli sono quanto meno leggeri." ) I "motivi" attirano la nostra attenzione: ma QUELLA E' UNA PERSONA CHE SOFFRE...ed io che ho sofferto DEVO CAPIRLO, e continuare a richiamare l'attenzione su OGNI PERSONA CHE SOFFRE. Conclusione banale : la politica e la società in cui viviamo . ( Ultimo esempio - chiedendo perdono per l'insistenza-: dall'autunno scorso,quasi tutte le mattine,tornando dalla città di Novara,dove svolgo i miei impegni, passo davanti ad un luogo di lavoro, dove operai 'licenziati' fanno la loro ovccupazione: perchè subito penso alle loro famiglie, a come potranno vivere senza lo stipendio... e come uomo mi sento sconfitto?

irenespagnuolo

Umberto prendo in grande considerazione il tuo intervento. Condivido sicuramente il concetto: la sofferenza dovrebbe sicuramente trovare la sensibilità di tutti. Dovremmo comprenderla e sentirla, qualsiasi sia, chiunque colga...Anche perchè è lezione di vita, Umberto.
Sulla pelle però ho provato e provo quanto sia diversa l'attenzione e la disponibilità in base al "tipo" di sofferenza...
Avrai letto miei pezzi del passato, Umberto. Ci sono mali dell'anima per esempio che tutti scansano, con egoismo e fastidio. Perchè nella corsa della nostra "esistenza sociale" sono un fardello, una nota stonata, un momento che richiede troppo impegno o mette in discussione l'ansia di leggerezza quotidiana.
E chi ha familiari con gravi disagi psichici ne sa qualcosa...o molto, forse troppo.
Probabilmente le reazioni per l'Antonelli sono tiepide perchè ci sono drammi enormi che ricevono solo l'indifferenza collettiva e sono senza scampo mentre lei ha vissuto stagioni di luce e forse ha ancora chi lotta per lei avendo anche un nome da spendere con una certa influenza....
Sbagliato fare la graduatoria di importanza della sofferenza, forse. Ma è sbagliato anche non considerare che ci sono persone alle quali qualche dignità è riconosciuta, altre - credimi - alle quali è negata. Ed è atroce.

Grazie Umberto per questo confronto!
Irene

leonardo

All'ingresso di un reparto di un Ospedale piemontese, dove mi reco negli ultimi tempi vi e' posto un cartello che piu' o meno dice" se siete presi dallo sconforto e vi viene voglia di piangere sappiate che loro hanno bisogno di un sorriso".Fuori da quel contesto potrebbe sembrare una frase mielosa e retorica, assume un significato ben diverso per chi entra.Il sorriso,una cosa cosi' semplice, se manifestato con sincerita' e spontaneita' trasmette affetto e serenita' e aiuta superare i momenti difficili.Una cosa cosi' semplice come il sorriso potrebbe essere la chiave per migliorare ogni rapporto umano. Buona serata.

Pier

Il garbo e la buona educazione permettono,volendo, di trovare le parole giuste !
Siamo però uno stato e popolo molto singolare.
Qualche anno orsono ci fu una grossa polemica ed inchieste perchè un autobus di tedeschi, sopratutto anziani e donne, in gita sul lago d'Orta, non trovarono servizi igienici sulla piazza. Tante parole ma nulla è cambiato ne sul lago d'Orta e neppure in nessuna altro comune, città o capoluogo Italiano:
Pier

Silvia GM

@ LEONARDO.
Hai descritto un gesto veramente semplice che non costa nulla ma appaga moltissimo. Credo poi che fra 'ospiti' ospedalizzati,
od anche solo giornalieri per routine obbligata, si crei spontaneamente della solidarietà. Ho notato, quando ci si ritrova nello stesso luogo (reparto) per settimane se non mesi consecutivi, (dentro al quale la prassi è più o meno simile per tutti), quanto alla fine si socializza, si fa il tifo... come augurio reciproco, ci si racconta le vicende personali ec.. E quando poi, nel tempo, si torna per visite di controllo dilazionate, viene spontaneo domandarsi:= chissà... quel signore, o ragazza... come starà? = Con la consapevolezza di forse non sapere mai qual'è stato il suo destino.
Non so se ho reso l'idea.
Con un sorriso di cuore e luminoso per tutti coloro che non stanno passando uno dei momenti più belli.
Un caro saluto,.

leonardo

SILVIA.Si e' cosi',anche se penso che a volte il nostro stato d'amino deve lasciare il posto ad atteggiamenti positivi che chi soffre ha il diritto di ricevere, anche se a volte celare il dolore costa fatica.Buona giornata.Irene ci scusera'per la parentesi.

irenespagnuolo

Certo Leonardo!
Anzi...un SORRISO a tutti
Irene

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